di Mario Torrente
ph. di Fabrizio Fonte – Nunzio Ilari
Dunque la Riserva di Monte Cofano è stata ridotta nuovamente in cenere. Queste foto rendono l’idea della devastazione provocata dal terribile incendio dello scorso 25 luglio, con la montagna completamente annerita, dal mare alla vetta. Il patrimonio naturalistico che rendeva questa area protetta qualcosa di unico non esiste più.

Per l’ennesima volta le fiamme hanno divorato decine e decine di ettari di natura, mandando in fumo vegetazione e preziosi endemismi e annientando tutta la biodiversità che ne componeva i numerosi habitat, a partire dai piccoli insetti per arrivare agli animali che popolavano i versanti. Adesso non c’è più vita nel terreno. Ed anche l’avifauna e tutti gli esemplari che sono riusciti a salvarsi, adesso non troveranno più cibo e riparo. E gli uccelli che passavano da qui durante i loro voli migratori non troveranno più alcuni ecosistema ad accoglierli. A pochi giorni dal terribile rogo, il paesaggio in tutti i versanti è spettrale, col nero che domina i costoni che svettano verso il cielo. E pensare che questa meravigliosa montagna anticamente era tutta verde e ricoperta da lecci. Oggi è invece sempre più brulla e senza alberi. E dopo questo ennesimo colpo c’è da vedere come la natura riuscirà a reagire.

Come ovvio, ci vorrà del tempo ma il verde tornerà. Ma gli endemismi e tutte quelle specie più deboli come reagiranno? La devastazione lasciata dal fuoco appare davvero senza precedenti. Peggio anche dell’incendio del 2020 e di quello del 2017 che portò. L’elenco dei roghi a Monte Cofano è lungo. Ma quello del 25 luglio del 2025 sembra avere carbonizzato un’intera Riserva, dove tra l’altro di recente erano stati eseguiti dei lavori lungo i sentieri, con la sistemazione di diversi sentieri come quello per la grotta Perciata. Percorsi, tra indicazioni, scalette e staccionate, che rappresentavano un’oasi di biodiversità che regalava meraviglia e bellezza a tutti i camminatori che ne percorrevano gli itinerari.
Adesso la Riserva di Monte Cofano è chiusa. Di nuovo chiusa. E chissà per quanto tempo resterà off limits per camminatori e visitatori. Uno dei luoghi a maggior richiamo per le attività outdoor e per gli amanti della natura non è più accessibile. E tutto ciò in piena stagione turistica. Stesso triste destino anche per la Riserva dello Zingaro. Le due perle naturalistiche della Sicilia occidentale non potranno più fare da richiamo turistico.

Ai danni ambientali si sommano dunque quelli economici. Ed ad ogni divampare di incendio c’è sempre qualcuno che rischia la vita, mentre tante altre persone si ritrovano con il fuoco vicino alle loro case. Ed il rischio è che prima qualcuno si faccia male veramente o che ci scappi il morto. Ad ogni soffiar di scirocco scatta la paura degli incendi, con il territorio di fatto sotto attacco dalla mano criminale di chi appicca fuoco.
Ma chi sono e perché bruciano? E soprattutto, perché dopo che le montagne vanno a fuoco ed il patrimonio ambientale viene ridotto in cenere, non c”è nessuno che paga? L’elenco dei perché è lungo.
Ormai si è superato il limite ed i cittadini aspettano risposte concrete dalle istituzioni e da tutti gli organi chiamati a fare chiarezza e giustizia. Giustizia per le nostre montagne, l’ambiente e tutta la biodiversità annientata dalle mani criminali di chi appicca fuoco. Giustizia per le Riserve dello Zingaro e di Monte Cofano. Giustizia per tutte le persone perbene di questo territorio che chiedono semplicemente di difendere e salvaguardare il loro territorio. Di tutelare l’ambiente. Di riavere verde e boschi piuttosto che un deserto che avanza a casa loro. Cittadini, sempre più stanchi e avviliti, che vorrebbero “semplicemente” lasciare ai propri figli qualche albero ed un po’ di bellezza. Ciò che resta della bellezza, di quei paesaggi, habitat ed ecosistemi che sono riusciti a scampare a decenni di devastazioni e scempi. E per cui è davvero sempre più difficile non perdere la speranza.
Già, la speranza che rischia di lasciare campo libero alla rassegnazione quando invece ci sarebbe da difendere a denti stretti tutto ciò che rappresenta l’identità dei luoghi e delle comunità locale. Tutte quelle meraviglie in grado di emozionare ed incantare. E che potrebbero davvero portare ricchezza e benessere tutti. Magari non facendo più andare via i figli di questa terra per cercare lavoro e futuro altrove. Mentre altri potrebbero tornare a casa loro. Nella loro terra. Che non va bruciata ma amata.
Detto ciò, da parte nostra credo sia fondamentale tenere alta l’attenzione sul futuro di Monte Cofano, dello Zingaro e di tutto il territorio, sia quello devastato dagli incendi che quello a rischio dove ancora c’è un po’ di verde. Un’opinione pubblica consapevole e che tiene al proprio patrimonio naturalistico e paesaggistico non può restare in silenzio davanti a questi continui scempi. Ecco perché è importante continuare a parlarne, sollecitando la politica e le istituzioni preposte a dare risposte concrete per difendere il territorio da questi crimini contro l’ambiente e l’intera collettività.
Una volta spento l’incendio e passata l’indignazione sui social va trovato il modo per continuare a chiedere risposte ai tanti perché lasciati dalle fiamme. E contestualmente a sollecitare interventi per aiutare madre natura a rinascere dalle sue ceneri, riprendendosi i suoi spazi. Ma senza adeguate opere di selvicoltura e riforestazione il rischio è di vedere il patrimonio naturalistico assottigliarsi sempre più, fino a quando non resterà davvero più nulla. La desertificazione sta avanzando.
Ma la speranza è di tornare a vedere monte Cofano di nuovo verde, pieno di vita animale e vegetale, con i suoi endemismi ed i tanti tesori naturalistici. Quel meraviglioso giardino ricco di meraviglia che era fino a pochi giorni fa. E non la montagna annerita che per adesso, purtroppo, riempie il paesaggio dell’Agroericino. Sollevando i tanti perché in attesa di risposta.